Circolo Canottieri Saturnia
Filo diretto con Maria Elena Zerboni
Hai iniziato la tua carriera nel canottaggio flat, che ti ha dato tantissime soddisfazioni in campo nazionale e soprattutto internazionale… Cosa ti ha spinto poi a passare al Beach Sprint?
Nonostante il canottaggio flat mi abbia regalato tante soddisfazioni e ciò mi porta a non volerlo trascurare, da qualche anno ho sentito il desiderio di affrontare nuove sfide e di provare questa nuova specialità che dal 2028 sarà anche disciplina olimpica. Il passaggio al Beach Sprint è stato quindi motivato dalla voglia di mettermi alla prova in un contesto diverso, più dinamico e spettacolare, dove la velocità e l’agonismo si esprimono in modo ancora più intenso ma dove conta ancora tantissimo l’esperienza accumulata in tanti anni di allenamenti e di competizioni.

L’eliminazione della categoria Pesi Leggeri è un grandissimo cambiamento per molti atleti. Tu come l’hai vissuta e che prospettive vedi per il futuro?
Ha rappresentato sicuramente una grande novità per tutti e per me è stato un momento di riflessione e di adattamento. Ho cercato di vedere questa situazione non come un ostacolo, ma come un’opportunità per esplorare nuove possibilità e sfide come ad esempio la scelta di impegnarmi nel Beach Sprint. Ogni cambiamento porta con sé nuove occasioni di crescita e sono motivata a sfruttarle al massimo.
Sei stata grande protagonista del Trofeo Filippi, mettendoti in luce nella rosa delle atlete italiane e affrontando alcune delle migliori atlete internazionali. Che tipo di lavoro c’è dietro a risultati del genere? Come ti sei preparata?
E’ stato tutto davvero emozionante e gratificante. Dietro a questi risultati c’è tanto impegno, dedizione e sacrificio. La preparazione è un lavoro continuo che prevede allenamenti intensi, sia in acqua che a terra. Seguendo le preziose indicazioni del mio allenatore Spartaco Barbo mi sono focalizzata molto sulla tecnica, sulla cura della forma fisica e sulla strategia di gara. Oltre all’aspetto fisico, ho dedicato tempo anche alla mente, perché la concentrazione e la motivazione sono fondamentali per affrontare le competizioni contro le migliori atlete internazionali.

Ti sei laureata in Scienze Motorie mentre continuavi ad allenarti e gareggiare. Come sei riuscita a tenere tutto in piedi senza mollare nulla?
Unire studio e sport è stata sicuramente una sfida, ma anche un’esperienza di grande crescita personale. Ho cercato di pianificare bene il mio tempo, alternando studio e allenamenti in modo equilibrato senza trascurare nessuno dei due aspetti. La determinazione e la volontà di raggiungere il risultato sono state le mie alleate principali, perché sapevo che entrambi i percorsi erano importanti per me e che, con impegno e costanza, sarei riuscita a farcela.
Cosa ha significato per te crescere e affrontare l’adolescenza essendo una sportiva agonista?
E’ stato sicuramente un percorso ricco di sfide, ma anche di grandi insegnamenti. Essere impegnata in competizioni e allenamenti intensi fin da giovane mi ha insegnato il valore del sacrificio, della resilienza, facendomi sempre più apprezzare lo sport del canottaggio. Sicuramente la mia fortuna è stata quella di appartenere ad una società sportiva, il CC Saturnia, che da sempre, con l’impegno di allenatori e dirigenti, aiuta i giovani a crescere in un ambiente sano e motivante fornendo nel contempo strutture e insegnamenti di alto livello.
Ora che lavori nelle scuole primarie di primo grado cerchi di portare la tua esperienza ai bambini? Quale aspetto preferisci di questo mestiere?
La possibilità offertami dal CONI di portare la mia esperienza di sportiva e laureata nelle scuole è stata per me una bellissima opportunità in quanto ho potuto condividere con i bambini l’importanza dello sport, del movimento e di uno stile di vita sano, ma anche spiegare che esistono valori come il rispetto e la collaborazione. Ciò che più amo di questo lavoro è proprio il contatto diretto con i bambini: vedere nei loro occhi la curiosità e l’entusiasmo quando scoprono nuove attività o riescono a superare una sfida, anche piccola. È gratificante vedere come, attraverso il gioco e l’attività fisica, riescano a crescere non solo dal punto di vista fisico, ma anche emotivo e sociale.
C’è ancora l’idea che fare sport ad alto livello significhi sacrificare scuola o lavoro. Tu sei la prova del contrario: cosa diresti ai genitori che hanno questo timore?
Questa preoccupazione è comprensibile, perché spesso si pensa che dedicarsi seriamente allo sport possa interferire con gli studi o il lavoro, ma, alla luce della mia esperienza, posso dire che è possibile fare entrambe le cose. Lo sport, se affrontato con equilibrio e organizzazione, può insegnare valori come la disciplina e la gestione del tempo che sono utili anche nello studio e nel lavoro. Inoltre, fare attività fisica regolarmente aiuta a migliorare la concentrazione, a ridurre lo stress e a mantenere un buon equilibrio mentale e fisico. Ai genitori che nutrono dubbi direi che non bisogna vedere lo sport come un ostacolo, ma come un arricchimento che può aiutare gli adolescenti a diventare persone più complete, più motivate e più felici.

Sei capitana del Saturnia, un punto di riferimento per tanti ragazzi e ragazze. Che tipo di esempio cerchi di dare agli atleti e atlete della società?
Essere capitana del Saturnia è motivo di grande onore e di responsabilità. Il mio obiettivo principale è essere un esempio di impegno e passione per lo sport cercando di mostrare ai ragazzi e alle ragazze che, con dedizione e determinazione, si possono raggiungere i propri obiettivi. Tutto ciò sempre mantenendo un atteggiamento positivo e rispettoso verso gli altri perché lo sport non è solo vincere, ma anche imparare a lavorare in squadra e a seguire le regole. Inoltre, cerco di essere sempre vicina a loro per ascoltarli e motivarli, perché ogni atleta ha il suo percorso e le sue sfide.
Negli ultimi mesi sei stata impegnata tra gare e raduni quasi ogni weekend. C’è stato un momento in cui hai pensato “basta, non ce la faccio più”? Come l’hai superato?
Sì, e vero, negli ultimi mesi sono stata impegnata tra gare e raduni quasi ogni fine settimana. È stato un periodo molto intenso e, a volte, anche stancante. Devo ammettere che ci sono stati momenti, rari per fortuna, in cui ho pensato di non farcela. È normale sentirsi così quando si da il massimo senza sosta e, a volte, il corpo e la mente chiedono una pausa. Per fortuna la passione che ho per il canottaggio e la voglia di migliorare, sono state più forti di qualsiasi fatica, e mi hanno aiutato a continuare con ancora più entusiasmo.

Guardando avanti, quali sono i tuoi prossimi obiettivi, nello sport ma anche nella vita professionale?
Per quanto riguarda lo sport la mia speranza e di proseguire ancora per qualche anno l’attivita agonistica sia nel canottaggio flat sia nel Beach Sprint che deve ancora crescere a livello nazionale ed internazionale e per tale ragione può riservare interessanti opportunità. Nella vita professionale, dopo il prossimo conseguimento della laurea magistrale, il mio desiderio sarebbe quello di poter continuare a sviluppare le mie competenze, magari approfondendo aspetti legati alla mia carriera e allo sport che pratico da tanti anni.
C’è un consiglio che hai ricevuto da qualcuno – un allenatore, un compagno, un insegnante – che ti porti ancora dietro oggi?
Sì, ci sono diversi consigli che ho ricevuto e che porto ancora nel cuore, ma uno in particolare mi ha sempre colpito molto. Un allenatore mi ha detto una volta: “Il lavoro ripaga sempre e non bisogna mai abbattersi anche quando le cose sembrano difficili. La vera forza sta nel sapersi rialzare e continuare a lottare.” Questo consiglio mi ha insegnato che non bisogna mai arrendersi di fronte alle sfide, sia nello sport che nella vita.